La mattina la Cardella, non aveva nessuna voglia di fare conversazione, si svegliava di cattivo umore e teneva su il muso fino a quando non aveva smesso di fare colazione con un tazzone di te fumante dove intingeva i morseletti della Zia Bettina di esclusiva produzione familiare. A volte le capitava di leggere il giornale, ma mai le pagine di cronaca, quello era lavoro e il lavoro iniziava in ufficio. Quella mattina aveva aperto il giornale ad una pagina a caso e l’occhio le era caduto su una foto che illustrava un articolo di spalla, era una bella ragazza giovane con un sorriso contagioso. Dove diavolo aveva visto quel viso? Si ritrovo a leggere l’articolo di cronaca dal titolo: Mistero in Val di Susa. Avevano ritrovato una ragazza morta in un bosco, pare stesse facendo trekking nelle vicinanze del suo paese natio, il suo nome era Elisa Siroli. Elisa, ma certo pensò La Cardella come aveva fatto a non riconoscerla? Certo erano passati vent’anni ma come dimenticare la sua esperienza di Hostess per l’agenzia EventiS e tutte le sere passate con le ragazze nelle stanze d’albergo a raccontarsi.
Elisa era tra le più belle del gruppo, una ragazza piemontese, scanzonata, piena di vitalità e con una parlata non adeguata alla sua fisicità femminile e prorompente, una voce bassa un po’ mascolina che la rendeva ancora più simpatica.
Era già fidanzata a quei tempi con il suo ex marito, Giancarlo che adorava uscire con quel gruppo di belle ragazze, dalle provenienze e culture più diverse. Si sentiva come un sultano in un harem, quel deficiente, pensò l’ispettrice senza potersi trattenere dal sorridere. A lui piaceva quella bionda con gli occhi verdi e le lentiggini, la veneta, che aveva un viso rinascimentale e gli arti lunghi e affusolati, ma anche la spagnola mora e minuta, che sembrava una bambolina sivigliana. Anche lei, ripensandoci adorava sentirsi attorno tutti quegli accenti strani, che la mettevano in connessione con altri luoghi e altri modi di essere. Quelle ragazze bellissime erano poi veramente affettuose e gentili e si comportavano con lei come delle vere sorelle. Le mancava, penso con nostalgia, anche il suo completo da serata con giacca rossa e gonna corta nera che la faceva sentire molto sexy.
Dopo questo Amarcord di ricordi, si diede una mossa e corse per arrivare in ufficio in orario.
In questura quel giorno non c’era un gran ché da fare e così si concesse il lusso di prendere un caffe con un collega al Bar Vanessa sotto i portici del Comune, rientrando mentre metteva a posto un faldone di documenti, gli squillo il cellulare.
– Giancarlo, come stai? Si sono a lavoro… ma perché? –
Aveva notato nella sua voce qualcosa di allarmante, lo conosceva, era stata sua moglie per due lunghi anni.
– Se ho letto il giornale? Giancarlo, non mi far perdere tempo vai al dunque! –
– No, non lo sapevo. Si quello l’ho letto sta mattina. Come dici, non mi sembra stano? Va bene vediamoci. No, non qui, alla Villa –
All’ingresso della Villa comunale, la aspettava un uomo tarchiato in completo grigio, ben vestito con i baffi ed i capelli freschi di taglio e gli immancabili occhiali RayBan in celluloide nera, il suo ex marito.
– Ciao! –
– Ciao Licia! –
– Dai entriamo, ci sediamo un attimo-
– Senti Licia, tu lo sai, io non sono il tipo da romperti le scatole sul lavoro, ma due strangolamenti in una settimana non mi dirai che sono occasionali? –
– Casuali si dice casuali, Gianca’, ma come faccio a mettere in relazione due omicidi a distanza di migliaia di chilometri, uno in Piemonte e uno in Spagna.
Sì, OK le ragazze si conoscevano, ma anche se ci fosse un legame tra i due omicidi come si fa? –
– Non lo so, ma quelle sono due nostre amiche, non possiamo lasciare che un assassino vada in giro per l’Europa uccidendo delle brave ragazze –
– Innanzi tutto sono amiche mie. Poi non saltare alle conclusioni, non c’è nessun serial Killer, possono essere due casi separati, anzi adesso faccio una cosa chiamo alla questura in Piemonte e parlo con qualche collega-
– Tutto qua? –
– Tutto qua Gianca’, che vogliamo fare? Partiamo per le crociate? –
– Sei la solita, ma poi non ti pentire che potevi salvare una vita e non l’hai fatto.
Secondo me questo pazzo assassino non si fermerà e fra qualche giorno ci ritroviamo un altro articolo di giornale con su una del gruppo EventiS morta –
– Va be’, ciao è, io vado a mangiare che è ora –
– Ma Licia…-
– Ciao, ti chiamo io. –
Così quel giorno stesso si ritrovò a chiamare alla stazione dei carabinieri di Bardonecchia, dove era avvenuto il fatto.
– Buongiorno la telefono dalla questura di… , sono l’ispettrice Cardella, potrei parlare con l’incaricato del caso dell’omicidio Siroli, sì attendo… –
Le passarono un collega ispettore, inviato dalla procura di Torino per indagare
– Dottoressa Cardella, mi dica? –
– Senta, la chiamo perché conoscevo personalmente la vittima, quando lei viveva a Roma ed ho lavorato con lei vent’anni fa per un’agenzia di eventi come hostess,
insieme a molte altre ragazze e volevo informarla che pare anche un’altra ragazza del nostro gruppo e morta in Spagna in circostanze del tutto simili, lei sa qualcosa? –
– No, non ne sapevo niente, lei crede che ci sia un collegamento? –
– Non lo so, ma proverei a contattare la polizia spagnola, è una pista –
– Va bene, le farò sapere, grazie –
– A risentirla –
Aveva ragione Giancarlo, la telefonata non era bastata a farle sentire la coscienza a posto e se davvero ci fosse stato un maniaco in giro che aveva intenzione di contattare le sue vecchie amiche?
Certo che oggi con i social era proprio facile ritrovare qualcuno di cui si era persa traccia nel tempo, bastava avere un nome o anche una conoscenza in comune e si poteva sapere un sacco di cose: luoghi, frequentazioni, storie, di persone che si conoscevamo appena o niente affatto.
Infatti si era messa così per deformazione professionale a guardare i profili delle due vittime. Aveva trovato per prima Ines, la ragazza spagnola assassinata, che si era sposata a Siviglia con un ragazzo del posto e aveva trovato tutte le foto che raccontavano di una vita felice: vacanze e viaggi che avevano fatto, ospiti anche molte volte in Italia. Aveva trovato facilmente anche l’altra ragazza uccisa Elisa che lavorava come giornalista per una famosa rivista che si occupava di turismo ed aveva molti profili anche professionali che la proponevano come esperta di escursioni montane, anche su di lei molte foto vestita sportiva sulle Alpi o molto ben vestita in occasioni mondane spesso in alberghi di lusso.
Ci aveva preso gusto e così per curiosità era andata a vedere anche gli altri profili di altre ragazze, così per sapere come gli fosse andata la vita.
Aveva ritrovato con qualche dubbio iniziale anche la ragazza veneta, che era rimasta bellissima, e anche lei aveva fatto a quanto pare un matrimonio da favola con un bel ragazzone, che doveva essere anche ricco e vivevano in campagna con due figli stupendi. Vi erano tutte le foto del matrimonio con una carrozza tirata da una pariglia di cavalli bianchi e lei in un abito bianco semplice che le stava un incanto. Sembrava proprio una coppia felice.
-Se ne esistono?- Si ritrovo a dire da sola a bassa voce. Ed era andata avanti così fino a tarda notte, quando consultato il telefono si era accorta che era veramente tardi, aveva spento tutto ed era andata a letto.
Il giorno dopo si sentiva una schifezza aveva dormito veramente male, aveva persino sognato di essersi persa in un bosco e vagando era precipitata in un burrone, risvegliandosi con la sensazione di essere veramente precipitata dall’alto.
In ufficio gli si presentò un’altra giornata noiosa a riordinare scartoffie, verso le dodici arrivò una telefonata inattesa.
– Dottoressa Cardella, sono Loiacono la chiamò da Torino, si ricorda…-
– Certo ci siamo sentiti ieri –
– Dottoressa, la pista che mi ha suggerito mi sembra molto concreta, ho contattato il Cuerpo Nacional de Policía che mi ha fatto parlare con l’ ispettore della Guadia Civil che si occupa del caso, devo dirle che da subito abbiamo concordato che gli omicidi hanno molte analogie, non solo la morte per strangolamento ma anche il fatto che le donne sembravano da alcuni indizi conoscere l’omicida che non le ha colte di sorpresa, non ci sono tentativi né di lotta, né di fuga, nel caso della ragazza spagnola, sembra che addirittura la stessa abbia aperto la porta all’assassino e gli abbia offerto anche da bere. –
– E le impronte? –
– Sì, le abbiamo richieste, ma niente deve essere un incensurato, abbiamo controllato. –
– Dottoressa ho idea che non riusciremo a trovare questa persona, sicuramente non è né di queste zone né spagnolo. Credo da quello che mi ha detto che appartenga al passato delle due ragazze ai loro trascorsi insieme a Roma. Pensa di poterci aiutare, dal momento che lei le frequentava proprio in quei tempi? –
– Ci sto pensando da l’altra sera, al momento non mi viene alcuna idea, ma stia certo che se ne avrò vi contatterò immediatamente. Buona sera e buon lavoro –
– Buona sera –
E così dopo qualche giorno, l’ispettrice fece una cosa che mai si sarebbe sognata di fare, ma che le sembrava l’unica cosa sensata che forse non poteva servire a trovare l’assassino ma almeno ha prevenire altri omicidi. Contattò tutte le ragazze della EventiS, con la scusa che qualcuno aveva organizzato un raduno a Roma da tenersi in Estate.
Quasi tutte le avevano concesso l’amicizia sui social e l’ispettrice aveva iniziato ad indagare se qualcuno avesse ricevuto un messaggio da una vecchia conoscenza romana e dopo molti convenevoli: tombola, arrivo la risposta che aspettava, ormai insperata.
Le scriveva Diana, proprio la ragazza veneta che piaceva tanto a Giancarlo, che, sì, aveva ricevuto un messaggio da un profilo strano che aveva come immagine un cavallo nella campagna romana con gli acquedotti come sfondo, che le chiedeva l’amicizia in nome dei vecchi tempi dell’ippodromo delle Capannelle. Le aveva dato l’amicizia perché pensava potesse veramente essere una conoscenza della sua vita romana, tra gli appassionati di cavalli o delle feste che molte volte anche l’agenzia EventiS organizzava lì.
Effettivamente il profilo segnalato da Diana, non riportava foto di persone, ma solo di cavalli e vedute romane, usando la ricerca immagini di Google l’ispettrice fu anche in grado di capire che non si trattava di foto originali ma erano state prese on line, qua e là da siti vari.
La cosa era assai sospetta, ma non vi erano reati che consentissero di richiedere alla Polizia Postale di rintracciare il proprietario del profilo, anche perché incarichi ufficiali sull’indagine dei due omicidi non ve ne erano, cosa fare?
La fortuna le accorse in aiuto, Diana la invitava, lei e Giancarlo, non immaginando che fosse finita la loro storia d’amore, ad andarla a trovare lassù in Veneto, ospiti per il weekend di Pasqua, per l’occasione si festeggiava anche il suo compleanno.
Ora non vi era altro da fare che far sì che Diana invitasse anche l’amico romano e proporre la cosa a Gianfranco, così per punirlo due volte: una per avergli fatto la ramanzina di non occuparsi delle sue amiche, voleva vederlo nell’eventualità di trovarsi faccia a faccia con un assassino e due fargli capire quanto fosse ridicola la sua idea di avere un grande ascendente sulle donne, facendogli toccare con mano cosa significava avere un bel matrimonio e un bel uomo a fianco.
Si era proprio decisa ad andare con il suo ex, a costo anche di dormirci assieme, a volte gli venivano queste idee strambe e non vi era verso che gli uscissero dalla testa.
