Era una calda giornata di fine Luglio e la Cardella era quasi in ferie, ossia mancavano pochi giorni ed il viaggio in Grecia sembrava sempre più vicino.
Avendo il turno pomeridiano, quella mattina si era presa un po’ di tempo per fare un tuffo e prendere confidenza con la spiaggia.
Dall’ombrellone era salita al bar del lido per gustare un caffè e dare un’occhiata ai giornali.
I primi titoli dei quotidiani erano tutti sul rincaro delle bollette e sui numerosi incendi che colpivano il Paese da Nord a Sud. Su un giornale di spalla vi era un trafiletto su Carlo re d’Inghilterra che da fervente ambientalista si opponeva alla spoliazione di sabbia fatta da alcune società a danno di piccoli comuni marittimi della Francia.
La Cardella non poté fare a meno di pensare a suo nonno, ormai scomparso, che era un convinto monarchico che alle sue dimostrazioni di tenere per la repubblica una volta le aveva profetizzato: vedrai quando i porci saranno sempre più grossi e si compreranno tutto e tutti, avrai da rimpiangere il re che governa secondo il suo senso dell’onore e del gusto in totale disprezzo della mediocrità e della modernità, “il troiaio” come diceva lui in toscano.
Forse il nonno non aveva tutti i torti, se una testa coronata nonché il più famoso disoccupato del mondo si faceva carico di difendere le belle coste della Francia e le sue popolazioni, e non la repubblica per antonomasia.
D’altronde era dagli anni settanta che si sprecavano i libri sul potere dilagante delle multinazionali, società che avevano bilanci più grandi degli stati nazionali e che potevano attraverso azioni legali ed illegali, disponendo di enormi risorse finanziarie, influenzare l’opinione pubblica, corrompere politici, giornalisti e studiosi per pilotare le politiche al proprio tornaconto.
Negli anni settanta li chiamavano “persuasori occulti”, ma ormai erano così potenti ed intoccabili da risultare del tutto palesi con buona pace delle autorità antitrust e corbellerie simili che risultavano piccoli scogli a fronte di un’onda che si alzava di anno in anno sempre più impetuosa.
Il lido Miramare era stato scelto dall’ispettrice per la comodità di poterlo raggiungere anche a piedi; perché odiava, quando non era a lavoro, rimanere intrappolata nel traffico e perdere il suo tempo prezioso in auto. Il proprietario era un signore panciuto dai modi garbati, attenzionato dalla Digos per il suo passato di militante nella sinistra extraparlamentare, ma adesso accoglieva tutti stimati professionisti misti ad ex compagni, taluni anche di successo, con un sorriso pacificatore.
Vi erano magistrati, costruttori e politici di avverse fazioni che frequentavano il Miramare, stipati in pochi metri. La spiaggia si dice comunemente che sia l’unica realizzazione del comunismo in terra.
La Cardella amava osservare l’umanità varia che si denudava col caldo dell’estate e rimaneva nella sua essenza animale. Quell’esemplare di uomo che compariva adesso, ad esempio, non rientrava nel genere italico, aveva una postura dritta, cinquant’anni ben portati senza stempiature di sorta e pancetta debordante; anzi in perfetta forma fisica, ostentava un bel ciuffo giovanile e continuava a sorridere a tutti, alle donne anziane completamente estasiate e alle giovani anch’esse non indifferenti.
Ma certo, adesso ricordava, era il nuovo direttore del Museo Provinciale, un olandese che aveva lavorato nelle più importanti case di aste di Anversa ed Amsterdam, prima di ricevere l’importante incarico in Italia.
Anche lui sembrava un habituè del lido, a giudicare dalla confidenza con cui lo trattava il panciuto titolare, che lo aveva invitato a prendere un prosecco al bar.
Non riusciva in alcun modo ad associare quei due tipi di uomo. Cosa avevano in comune? Si chiese. Poi subito dopo, pensò: è ora di andarsi a fare un bel tuffo!
Mentre prendeva questa decisione, il telefono si era messo a vibrare, facendo tintinnare la tazzina vuota, posata sul piattino.
– Sì pronto! –
– Commissario sono Serafini, ci hanno chiamato, pare che ci sia un morto sulla collina vicino alla pineta. La faccio venire a prendere da una volante, lei è al lido non è vero ?-
Era veramente terribile essere lì a contemplare un cadavere, sotto il sole inclemente di Luglio, quando invece la mattina era stata programmata per una giornata di riposo a mare.
C’era però anche il rovescio della medaglia, in piena luce anche la morte sembrava meno inquietante, era più reale ed accettabile.
L’uomo era vestito di poveri stracci, un jeans ed una maglietta lerci e bucherellati e sembrava proprio quello che era un pastore a lavoro. Solo la posizione del corpo denunciava un’anomalia in quel quadro perfetto, rappresentato da un gregge che brucava in un campo incolto e disseminato di pietra calcare. Sì, perché l’uomo era riverso a terra di spalle con la testa fracassata da qualcosa di molto pesante.
Sulla scena del crimine, Gargiulo si stava dando da fare con la ricetrasmittente, mentre Piscopo e Serafini transennavano la zona.
-Buongiorno Commissario –
-Buongiorno Gargiulo, chi è il nostro uomo? –
– Dottore’ si tratta di una persona a noi nota Domenico, il figlio di Piero Maresca –
– E chi è ?-
– E’ un noto delinquente della zona, ha una fedina penale lunga un chilometro, vi trovate un po’ di tutto: rapine, truffe, usura, traffici vari, violenze di ogni genere gli manca solo l’omicidio. –
– E dove si trova questo bel campione, nelle patrie galere? –
-Nossignore, è uscito da diversi anni. E’ diventato un onesto commerciante, ha messo su una rivendita di automobili usate e da allora non è più salito alle cronache –
– Tutto regolare, possibile? –
– Dottoressa che le devo dire, nessuno si è mai lamentato, pure qualcuno di noi ha comprato la macchina da lui… è sorvegliato dai quelli della finanza, capirà con quei precedenti. A noi risulta tutto a posto –
– Va be’, approfondiamo Gargiulo. Soprattutto aveva nemici questo signore? –
– Dottoressa volete scherzare in quell’ambiente sono più i nemici che gli amici, si sono fatti tanti di quegli sgarbi in passato, soprattutto con la famiglia Luni, con loro c’era una certa rivalità si occupavano degli stessi affari e spesso si pestavano i piedi a vicenda.
Il capobanda Don Nicola, lo ha minacciato di morte più di una volta anche in pubblico e ci è andato vicino, lo abbiamo scoperto perché si sono fatti ricoverare lo stesso giorno all’ospedale di Eboli per ferite da lama uno e per colpo di arma da fuoco l’altro, tutte due per cause accidentali. Insomma si sono afferrati…-
– E il figlio? –
– No, di lui non abbiamo niente, sembra che abbia percorso un’altra strada. Si dice in paese che la madre l’abbia tenuto lontano dal padre il più possibile, facendolo studiare fuori! –
– E come è finito a fare il pastore –
– Una passione improvvisa, morta la madre ha abbandonato gli studi di veterinario e si è comprato questo piccolo gregge coi soldi sempre della buon’anima. –
– E la testa come gliela hanno fracassata, cosà sarà stata una pietra? – Il ragazzo biondo che esaminava il cadavere, non si fece pregare per dire la sua:
– No dottoressa, un oggetto metallico coi margini ben definiti, tipo una mazza di ferro, vi è anche qualche traccia di ruggine … vede qua! Che peccato!- Sbuffo il giovane medico.
– In che senso, che peccato?- chiese l’ispettrice
– Peccato, un ragazzo così giovane, anche bello, se lo si pensa sbarbato e ben vestito…-
Serafini scoppio a ridere:
– Eh sì, mo lo rivestiamo e poi l’invitiamo a cena, che ne dici Martino? –
Così si chiamava l’anatomopatologo che andò via senza degnarlo di uno sguardo e continuando a sbuffare.
L’ispettrice aveva un’ultima domanda e la fece
– E per quando riguarda, l’orario del decesso?-
– Approssimativamente tra le sei e le nove di ieri sera, potrò essere più preciso una volta in laboratorio –
Questa volta fece un’eccezione alla procedura, non si recò nel suo ufficio a riorganizzarsi le idee, faceva troppo caldo, non avrebbe fatto altro che sudare e pensare di aver perso un bel bagno.
Saltò sulla sua jeep e si recò senza pensarci al Vallone. In quella spiaggia desolata che compariva dopo una discesa a piedi nella macchia, che a volte la faceva sentire come su un’isola, dal momento che l’unica presenza umana era data da poche barche che passavano a largo.
Lì poteva rimanere sotto un albero che arrivava fino a riva o al sole sulle alghe secche di Poseidonia o ancora meglio su un bello scoglio piatto praticamente in acqua. Quel posto che aveva scoperto con Patrizio, ormai era solo suo, non vi portava nessuno, come in un vero santuario del cuore. Nessuno d’altronde sapeva come lui parlare e tacere nei momenti giusti, quando è necessario ascoltare quello che avviene attorno o semplicemente godere dei rumori di fondo.
Fece due lunghi bagni esplorando i fondali ricchi di vita, che era la sua vera passione marinara, andare sotto ad inseguire i pesci fin nelle loro tane e poi fu il tempo di tornare a casa.
Per strada la chiamò Serafini coi ragguagli del caso:
– Dottoressa abbiamo un po’ torchiato il proprietario del terreno, che ci ha giurato di non aver mai visto la vittima ed ha affermato che in quel posto non ci va da anni, glielo hanno sequestrato per rilievi archeologici, ho controllato pare che sia vero-.
Certo che in quei giorni era proprio sbadata, aveva dimenticato di pagare, come si era ripromessa, la retta del mese di Giugno al Miramare, così prima di rincasare era stata costretta a ripassare di lì. Non c’era più nessuno e Nerone, il bagnino così chiamato per la sua abbronzatura intensa e permanente, aveva iniziato a chiudere gli ombrelloni e le sdraio. La signora Maria indaffarata dietro il bancone del bar, con tazzine e bicchieri, in un primo momento la ignorò volutamente, ma sentito il motivo del suo ritorno, si spostò alla cassa e con una scrittura voluttuosa le compilò la fattura e nel dargliela le regalò l’unico sorriso di un intero mese.
Stava per andare via, quando voltatasi a salutare la spiaggia e il sole basso sull’orizzonte, prossimo al tramonto, dalla parte opposta a dove Nerone tirava su con il retino le cicche e le cartacce, una figura emerse dalle onde dal profilo familiare, salendo verso le cabine.
– Michela, ma che diavolo ci fai al Miramare?-
La ragazza grondante d’acqua, si stava asciugando i bei capelli castano chiari, con un piccolo telo in microfibra fucsia, che in fine aveva raccolto in testa a mo’ di turbante.
-Ué, commissaria bella, ho fatto una nuotata bellissima verso punta Sirena, questa è l’ora migliore a mare non c’è nessuno-
– Sì, ma qui al Miramare? Non hai sempre detto che è un lidaccio, niente a paragone della bellezza e dei servizi del Sea Garden! –
Dalla sua altezza statuaria, la ragazza sorrise e ammise:
– E’ vero, ho deciso di cambiare spiaggia, ma sai noi architetti siamo così, dobbiamo cambiare prospettiva ogni tanto, dobbiamo andare dove c’è la possibilità di fare qualche buon incontro…non so se m’intendi? –
– Lavorativi? –
– E non solo…-
Detto questo e mentre si era rivestita, di poche comode cose, l’aveva afferrata per un braccio e con la consueta familiarità l’aveva trascinata ad un tavolino del bar.
– Ma dimmi, tu piuttosto, ci vieni spesso qui? –
Il giorno dopo la Cardella era alla sua scrivania a riordinare le idee, ma faceva una fatica enorme a concentrarsi, il medico le aveva intimato di non fumare per via di una tosse stizzosa, comparsa così all’improvviso e questo era di detrimento a tutto il suo processo di risveglio e di messa a fuoco dell’indagine. La mente riandava al sogno che aveva fatto quella notte in cui era comparso, come avveniva spesso, il suo ingombrante avo, la sua presenza era anche in sogno rassicurante, ma perché aveva bisogno di essere rassicurata? Questo si domandava, sospettando un insidioso stato depressivo. Il nonno e le sue convinzioni, ricordava che pochi anni prima che morisse gli aveva presentato il suo ex marito e sollecitato a dare un giudizio, aveva risposto: – Sembra un bravo ragazzo, ma un uomo lo si giudica nei momenti di difficoltà – e poi quasi per rendere chiaro il suo concetto, aveva iniziato a parlare di politica. – Prendi oggigiorno la classe politica, vengono selezionati gli individui peggiori: gli avidi, i furbi ei chiacchieroni, che alla fine si rivelano anche disonesti e ladri. Prima invece i nobili andavano a fare la guerra, dovevano meritarsi la stima dei loro commilitoni, non è un posto dove si possa bluffare, l’uomo viene fuori in tutta la sua verità -.
– Sì, ma anche sadici e violenti vari, hanno una chance con la guerra e non mancano gli esempi storici a partire dagli imperatori romani-.
– Propaganda, la storia l’hanno sempre scritta i letterati della parte avversa. Credimi un individuo perverso e biecamente violento, non dura al comando, viene eliminato.-
Non aveva voluto replicare, che cosa significava poi biecamente violento? Sapeva si sarebbe avvitata in una discussione infinita; comunque il nonno si era espresso e si poteva tra le righe desumere che Giancarlo non gli piaceva, aveva dei modi da politicante, gli avesse dato retta…
L’ingresso di Serafini, la riportò al suo lavoro.
– Dottoressa abbiamo preso informazioni sulla vittima, non è stato facile, era un soggetto a dir poco solitario, ma siamo riusciti a scoprire dove abita o meglio dov’è la sua baracca-azienda, sulla Statale in contrada Massicelle e lì che si ritirava la sera lui e il suo gregge.-
– Bene andiamo a dare un’occhiata, chiama Gargiulo -.
Era un casolare di pietra con il tetto di lamiera, in una stradina in salita non lontano dalla statale, nelle prossimità di un boschetto di querce. Vi erano a lato della casa una staccionata e addossate al muro altre lamiere, che servivano da ricovero alle pecore. L’interno era costituito da due ambienti con il pavimento in calce, il primo con caminetto e poca mobilia: un tavolo con due sedie ed una madia e su un piano una cucinina ed un lavello. Il secondo ambiente era in sostanza una camera da letto con un guardaroba, una poltrona e un tavolino basso su cui era sistemata un piccolo televisore. Non ci volle molto ad ispezionare tutta la casa, dato il numero dei mobili.
Non vi era assolutamente niente di interessante, tranne una serie di documenti trovati nel comò ed una scatola ben nascosta nell’armadio dietro i vestiti con dentro delle ampolline antiche
– Si direbbe roba antica, forse greca – azzardò Serafini, la Cardella fece un cenno di assenso con la testa, contemplando le piccole figure dipinte.
Quella sera aveva deciso di cenare con Patrizio al Miramare, dove facevano anche un’ottima pizza, ma la specialità della casa era lo spaghetto alla Nerano di cui entrambe andavano pazzi. Il lido la sera acquisiva tutta una sua eleganza con il calore di poche luci, qualche candela e una linea di zampironi posizionata a terra sul legno. I tavoli erano adornati semplicemente con delle tovagliette americane ed un centrotavola con fiori di campo. Erano quasi sul bordo della balaustra e sotto la spiaggia e il mare davano una sensazione di fresco ad una serata altrimenti afosa. All’ingresso era tutto un via vai di gente, sorridente e ciarliera. Chi aspettava per un tavolo, chi prendeva posto, chi alzava una mano per salutare ed unirsi a qualche comitiva, per fortuna il loro angolino rimaneva tranquillo ed appartato. Patrizio sorseggiava il suo Bianco con grande soddisfazione e la guardava ben vestita da sera come un bambino davanti un regalo, cosa che da un lato la imbarazzava, da un altro le dava un certo piacere. Per sfuggire ai suoi occhi affascinati, lei guardava in giro con fare indagatore.
– Che c’è – chiese ad un tratto smarrito Patrizio
– No, niente… è arrivato il direttore dei musei –
– Ma chi l’olandese? –
– Sì ! –
– Cos’è piace anche a te ?- chiese divertito
– Ma che dici, mi chiedevo come mai sta sempre qui !-
– Dai, che è un bell’uomo, sa quattro lingue, suona il piano divinamente e da giovane pare che sia stato nella squadra olimpionica di sci –
– Accidenti, mi hai convinto! Vado a chiedergli il numero di telefono. – e sotto gli occhi allibiti dell’amico si era alzata e procedendo con fare sicuro, si era avvicinata all’uomo in piedi per una breve conversazione, dopo di che era tornata tutta soddisfatta a sedere rigirandosi tra le mani un bigliettino.
– Hai visto? Detto, fatto! –
Patrizio non era nuovo a queste sue improvvisate, che rivelavano un tratto del suo carattere bizzarro e imprevedibile in una persona altrimenti tranquilla.
Lei lo lasciò un po’ sulla graticola, poi spiegò.
– Scemo, è per lavoro ! –
– Ah, è per lavoro ?!- fece eco, poco convinto.
– Non ho bisogno di un maestro di sci, mi serve una consulenza di un ‘esperto in oggetti antichi e necropoli e chi meglio del nostro adorabile direttore?-
– Ma riguarda il ragazzo morto, cosa avete scoperto? –
Di solito la Cardella era restia a parlare del suo lavoro fuori dal suo ufficio, infatti per quanto cercasse di ricordare in due anni di matrimonio con Giancarlo mai aveva parlato con lui delle sue indagini, ma con Patrizio era diverso, era assolutamente sicura della sua discrezione ed era anche convinta che parlare con lui poteva risultare utile in qualche strano modo.
Ed infatti, mentre lei raccontava l’ispezione alla baracca, Patrizio tirò fuori una delle sue uscite:
– Vasetti, ah, ah, ah…. Erano la passione di noi ragazzi… ci pagavamo le vacanze. Come era il detto: Scava a Maggio, parti a Giugno. –
La commissaria rimase seria, seria a guardarlo, poi con calma si accese una sigaretta come le capitava quando non voleva perdere la pazienza in certi interrogatori difficili e disse.
– Ti faccio presente che sono un funzionario di Polizia e che tu mi stai confessando un reato che per quando ormai caduto in prescrizione ti mette in pessima luce –
– Ma dai, erano gli anni ottanta, non vi era tutta questa attenzione di oggi al nostro patrimonio artistico e noi eravamo purtroppo molto, ma molto ignoranti! –
– Ignorantia legis non excusat e poi consentimi, se vi pagavano bene, mica era per il tempo perso a scavare? –
– Certo che no! Lo sapevamo che era illegale, ma non ci rendevamo conto del danno che causavamo alla ricerca scientifica e alla collettività, ci sembrava una cosa così innocente. Considera poi che molti ritrovamenti erano casuali, spesso in terreni di proprietà, conosco tanta gente che conserva ancora oggi, oggetti antichi nelle proprie case, ignorandone il valore –
– Va bene, ma sappi che da adesso in poi, quando mi parlerai dei tuoi viaggi non potrò fare a meno di pensare ai furti necessari a finanziarli –
– Mio Dio! –
– Comunque voglio sapere il nome di tutti quelli di questo giro: amici ladri e compratori. Se no m’invento qualcosa e ti sbatto dentro! –
– So che non lo faresti mai. Se mi prometti di essere discreta ti dico qualcosa! –
– D’accordo signor Lupin, ma deve essere interessante, altrimenti…-
– Sei uno sbirro, lo sai vero? –
– Ti ringrazio ! –
Come avevano deciso di andare in Grecia? Ah ecco, era stata un’idea di Patrizio, aveva raccontato di quel meraviglioso viaggio in Macedonia che aveva fatto da ragazzo in automobile con gli amici e da lì fino alle pendici del monte Athos, dove erano rimasti per un intero mese, nella contemplazione del mare e conoscendo un po’ quello strano mondo fatto di monaci ortodossi, esiliati dal mondo. Avevano scalato l’alto monte, quasi duemila metri, e da lì sopra, si era aperto a loro un panorama mozzafiato sul mare Egeo e le sue innumerevoli isole. Il mare dei Greci costellato da arcipelaghi, quasi un invito ad una facile navigazione da uno scoglio ad un altro e gli era rimasta questa voglia di conoscere proprio quelle isole davanti a loro, così vicine, così lontane. Licia aveva accettato, ma ad una condizione che fossero solo isole grandi, perché quelle piccole gli davano un senso di claustrofobia, che poi diceva sempre lei era la spiegazione propria del termine isolamento.
Quindi rimanendo a nord-est: Tasso, Samotracia e Lemno, le altre no. Ora quelle piccole ampolline, lekythos per la precisione, gli stavano davanti e la rimandavano al suo amore per gli studi classici e perché no alla tanto agognata vacanza con la sicura visita ai siti archeologici delle antiche polis che si affacciavano sull’Egeo. La signorina che le maneggiava al di là della scrivania, era una giovane ragazza coi capelli corti e biondi, le guardava con un luccichio che nell’azzurro dei suoi occhi sembravano quasi un riverbero di mare.
– Allora Anna cosa le pare?-
– Sono assolutamente autentiche e di una fattura molto pregiata, devo dire che chi le ha scelte deve essere un intenditore, sono anche convinta che non vengono tutte dalla stessa tomba, direi che sono state raccolte e selezionate accuratamente nel tempo-
– E’ roba di valore?-
– Certo che sì, vi è tutto un mercato di questi oggettini, soprattutto se hanno come questi raffigurazioni belle ed interessanti. Poi devo dire che la scelta di questi piccoli vasetti è appropriata per chi voglia accumulare un discreto valore con il minimo ingombro, di meglio ci sono solo le monete ed i gioielli-
– Insomma secondo te, sono una sorta di tesoretto, una cosa che uno potrebbe mettere da parte per i tempi bui o in prospettiva di un gruzzoletto futuro ? –
– Già, era proprio quello a cui stavo pensando: alla mia pensione, che non vedrò mai ! –
Qui la ragazza rise di gusto e anche il commissario si lasciò andare a qualche commento sulla miseria delle retribuzioni pubbliche, soprattutto per i giovani assunti con tanti studi alle spalle, come la ragazza che aveva di fronte.
Quella mattina in ufficio, vi era solo Priscopo che metteva a posto dei fascicoli. La commissaria dopo aver fumato la prima sigaretta sulla soglia del balcone aperto, rientrò e affacciandosi al corridoio chiese:
– Priscopo, ma dov’è Gargiulo? Sta mattina abbiamo il funerale! –
– E quello chi sa se viene? –
– Come non viene? Che è sta novità?-
L’agente capito che si era spinto troppo in là, continuò a riordinare le carte sperando in qualcosa che lo levasse dall’impaccio, ma la commissaria non era la tipa da mollare la presa.
– Priscopo… Allora? –
– Dottore’, non so niente ! –
– Hai intenzione di farmi perdere tempo?-
– Dottoressa, si tratta di problemi suoi, di famiglia, non so se posso parlarne…-
Lo sguardo della Cardella si poso su di lui fermo, in attesa di una completa confessione e infatti il ragazzo intimorito, si avvicinò e a bassa voce spiattello tutto.
– Si tratta della nipote pare che sia incinta ! –
– Eh allora ? Congratulazioni ! –
– Se dottore’ vi va di scherzare, quello il fatto è serio, non si sa nemmeno chi sia il padre-.
Nel frattempo la porta del commissariato si era richiusa con gran fracasso ed era comparso Gargiulo, visivamente alterato, aveva salutato con un cenno della testa e si era infilato nella stanza degli agenti.
– Priscopo, vallo a chiamare digli che mi deve accompagnare al Funerale di Maresca, lascia stare ste carte, vai muoviti ! –
Il ragazzo si avviò controvoglia, abbandonando i fascicoli così rassicuranti.
Gargiulo ricomparve allarmato nel corridoio, guardando sospettoso Priscopo che era tornato a riordinare le carte e cercava in ogni modo di non incontrare lo sguardo del collega.
– Allora Gargiulo mi serve la sua esperienza, andiamo qui vicino alla Chiesa dell’Annunziata, senza automobile così abbiamo anche il tempo di parlare un po’ –
Fecero un lungo tratto di strada senza dire niente, poi la commissaria ruppe il silenzio
– Gargiulo ci sono novità ?-
L’agente riemerse dai suoi pensieri quasi con un sobbalzo.
– No, non credo stiamo aspettando i risultati dell’autopsia e gli ultimi aggiornamenti glieli ho dati ieri…-
– Non stavo parlando di lavoro, intendevo come vanno le cose a casa ?-
– Ecco lo sapevo, Priscopo non sa tenersi un cecio in bocca…-
– Una nascita non mi sembra una notizia così brutta, dopotutto ! – commentò la commissaria.
– E’ pessima, non è brutta. Una ragazzina di vent’anni che da poco si è iscritta all’università, con tutta una vita davanti… e adesso invece- Disse con afflato.
– Non la facciamo così drammatica, mica è morta sta ragazza –
– Si sta rovinando la vita ! Poi non vuole dirci chi è il padre, ma io credo di aver capito, è quel suo compagno di scuola, una specie di rasta colle treccine e pieno di pirzi, come si dice? Puoz’ sta buono !-
– Piercing !- corresse la commissaria.
Mentre parlavano erano giunti al sagrato della chiesa dove all’esterno stazionava una grossa auto ricolma di fiori bianchi e gli addetti al trasporto della salma che confabulavano amabilmente ed a parte un gruppetto di ragazzi con nessuna intenzione di entrare.
All’interno della chiesa erano occupati solo i primi banchi, loro rimasero all’ingresso vicino al fonte battesimale.
Il prete sull’altare stava finendo l’omelia, poi si accostò al feretro per gli ultimi riti con l’incensiera, mentre silenziosamente Gargiulo cominciò a segnalare i presenti.
-Quello con la camicia bianca davanti, vicino alla bionda è il padre, la signorina lavora presso di lui, è la segretaria dell’autosalone ed è anche l’attuale compagna –
La commissaria indicò con la testa un ragazzo in lacrime agli ultimi banchi.
– Dottore’ non lo conosco – disse Gargiulo, poi aggiunse indicando uno agli ultimi banchi dall’altra parte della sala.
– Quello invece sì, è uno della famiglia Luni. Si sono premurati di segnalare la loro estraneità ai fatti a quanto pare!-
– Ah, così si usa?!- commentò la Cardella
Fuori il gruppetto di ragazzi si era rinfoltito ed a loro si era unito anche il ragazzo visivamente commosso in chiesa, all’uscita della bara avevano tirato fuori uno striscione con su scritto: Giustizia per Mimmo, i compagni della Casaccia e serrati in schiera avevano lasciato partire un mesto applauso d’addio taluni alzando il pugno sinistro.
L’attento Gargiulo spiegò – Sono dei ragazzi di un centro sociale occupato alla periferia della città, degli attivisti politici-
-Va bene Gargiulo, invitiamone un paio in questura, ma soprattutto m’interessa quello che era in chiesa, non te lo fare scappare. Non lì spaventare, cerca di essere convincente. –
-Non si preoccupi dottoressa, non si direbbe ma siamo in buoni rapporti-
Dopo un’oretta la commissaria si trovò davanti un ragazzo bello e delicato che mostrava tutta la propria fragilità, e di punto in bianco gli venne un moto di tenerezza come verso un figlio che non aveva.
-Si tranquillizzi, è solo una conversazione tra amici, non è un interrogatorio, le mando a prendere qualcosa, ha sete? –
Il ragazzo che stringeva con forza i braccioli della sedia, dissimulo un sorriso e si rilasso un po’.
– Sì grazie, una tisana o anche un tè va bene –
– Priscopo mi porti una tazza con l’acqua calda, devo avere degli infusi qui nel cassetto. Allora mi dica lei è un amico di Mimmo non è vero? –
– Sì… cosa vuole sapere?-
– Qualunque cosa, che ne pensa di quello che è successo, se lo aspettava, aveva dei nemici il suo amico?-
– No, cioè sì, con quella famiglia che si ritrova. Insomma lei lo sa, sono dei delinquenti, ma lui era a posto, anzi…-
– Anzi ? Non era in buoni rapporti con il padre ? –
– Certo che no, nessun rapporto, lo riteneva responsabile della morte della madre e della rovina della sua famiglia –
– E lei ? –
– Io…?-
– In che rapporti era con lui, eravate molto amici ? –
– Sì… Non posso credere che sia morto, la vita è così ingiusta –
Si lasciò andare il ragazzo, scoppiando in lacrime proprio mentre Piscopo rientrava nella stanza con in mano la tazza d’acqua calda fumante e una faccia interdetta. La Cardella gli fece segno di lasciare tutto lì sulla scrivania e di uscire.
Perché poi nella vita si doveva ritornare su cose ormai assodate? Ad esempio questa storia di avere o non avere figli, sembrava dopo tanti anni e pensieri ormai risolta, con la decisione di lasciar fare al caso e la Cardella era convinta di ciò: la nascita dei figli, pensava, era dettata da una legge naturale imperscrutabile.
Altrimenti non si sarebbe spiegato come a volte bastasse una sola notte d’amore con una persona conosciuta a malapena in una pazza notte d’estate per rimanere incinte; e al contempo non era sufficiente fare l’amore tutta la vita con quello che si era scelto a buon ragione come compagno per l’esistenza per arrivare a niente. Se non era questa la legge del fato?
Eppure un’idea, non dico un desiderio ancora si riaffacciava di tanto in tanto a tormentarla: come sarebbe stato avere un figlio? Quel ragazzo di vent’anni che tanto l’aveva colpita, poteva benissimo essere figlio suo e d’istinto aveva avuto il desiderio di proteggerlo. Ma proteggerlo da cosa? Se considerava la faccenda con più lucidità, a parte il pianto, le sembrava che non era stato del tutto sincero. Era evidentemente contenuto, turbato dalla possibilità di lasciarsi completamente andare ad una confessione di qualche tipo.
Lo lasciò comunque andare, torturarlo ulteriormente con le sue domande non le sembrava né giusto, né utile.
– Gargiulo, prendi notizie sul ragazzo, ma con discrezione mi raccomando! –
– Dottoressa non si preoccupi ! –
– Priscopo portami la lista di quello che abbiamo trovato nella baracca della vittima, l’avete preparata ? –
– Sì, è già sul vostro tavolo, l’ho messa stamattina, eccola qua! – disse l’agente avvicinandosi alla scrivania.
– Ottimo! – esclamò, poi fece segno agli agenti di uscire e si mise a rovistare le carte.
Esotico, ecco ho trovato! Questo è il suo fascino, pensò la Cardella.
Di solito era un termine che faceva venire in mente bellezze tropicali o di lontane isole del pacifico e dell’Asia. Per lei non vi era niente di più esotico di un tipo nordico, d’altronde cosa vi era di più distante dal carattere e dalle fattezze dei popoli mediterranei dell’algidità longitudinale dei nordici, non vi era confronto con la tanto declamata esuberanza delle genti latino-americane o tropicali che nel bene o nel male risultavano sempre familiari. Un paragone era possibile solo con la presenza discreta e disciplinata di certi paesi asiatici come il Giappone, ma fisicamente per certi versi gli asiatici gli sembravano più vicini a lei.
Ora questo bel signore alto, dinoccolato che le stava davanti vestito in maniera impeccabile, rimirandola con i suoi occhi verdi un po’ di sottecchi, quasi a dissimulare una malcelata timidezza, la intricava.
Persino quella sua voce un po’ nasale e il suo italiano ridicolamente aulico, per non dire antiquato, finivano per piacergli. Infatti si abbandonò all’ascolto del suo parlare monotono, come si trattasse di un mantra indiano.
Non che quello che dicesse non fosse interessante, tutt’altro il tipo sprizzava erudizione da tutti i pori, ma per lei la musica di quella litania non era altro che il canto delle sirene.
– Dottoressa, mi sta ascoltando? – chiese ad un tratto con sguardo divertito il bell’uomo.
– Certo… sono veramente incantata, per questo non la interrompo – rispose sinceramente la commissaria.
– Ah, bbene!- riprese il direttore, avvezzo ai complimenti
– Dunque, dobbiamo desumere che questi vasetti di scuola attica che sono di ottima fattura, vengano dalle nostre necropoli, un po’ disseminate su tutto il territorio. Vede questa mappa, parliamo di tutte le zone a sud ed a occidente, fuori le mura della antica polis. Magari ve ne sono anche a nord e ad est , ma non abbiamo trovato mai niente, è impossibile da stabilirsi con precisione. Quello che sappiamo per certo è che qui e qui, quindi nella zona del ritrovamento del cadavere le tombe non ci sono.–
– Ed il terreno, come mai è stato sequestrato dalla sovraintendenza per rilievi archeologici ? –
– Perché noi abbiamo trovato un’antica strada romana, che procede in quella direzione e lei che è una persona istruita, saprà bene che lungo le strade si trovano tombe, mausolei e quant’altro. Ma…-
La commissaria ormai entrata nella parte della prima della classe ripeté in eco
– Ma? –
– Ma purtroppo non né abbiamo trovate, almeno fin lì. Qui invece abbiamo trovato un piccolo tempio, siete una delle poche a saperlo e se accettate il mio invito a pranzo domani vi porto sul luogo a vedere di persona…-
– Come si può rifiutare un invito tanto allettante –
– Sta bbene, anche se mi sembra che a volte voi mi canzoniate un po’ –
– Ma che dite, non ne sarei all’altezza…-
– Boynar Alina nata a Kiev da Dimitry e Luba Shencenko, di anni 39, nazionalità ucraina ex pattinatrice, ex ballerina nei club di Roma. Sposata con tale Giorgi Melaschenko, separata senza prole. –
– Gargiulo che è sta litania? –
– Niente dottore’, ci è arrivato il rapporto della polizia di Roma sulla compagna di Maresca, non c’è niente d’interessante. –
– Cosa avete scoperto? –
– Sono andato alla concessionaria con Serafini, lo abbiamo un po’ torchiato, ma il vecchio è uno tosto. Non una parola né sul figlio, né sui Luni, rimane sempre un malvivente con il suo codice di comportamento, con gli sbirri non parla, solo chiacchiere inutili. L’unica cosa a cui sembra sensibile è la ragazza, abbiamo provato a farle qualche domanda e si è subito miso ‘nmiezzo, rispondeva per lei, non le ha fatto dire una parola –
– Bene allora, vediamo che c’è sotto, se non è il passato è il presente –
– In che senso dottore’? –
– Nel senso che bisogna capire attualmente, i movimenti della ragazza con chi si frequenta, se c’entra qualcosa con il figlio, insomma bisogna indagare il presente –
– Allora la facciamo pedinare? –
– Sì, un paio di giorni da Priscopo, così si da una sveglia, non lo posso più vedere qui in ufficio appresso alle carte. –
– Ah dottoressa è arrivato anche il referto dell’autopsia. Martino me lo ha sintetizzato, orario della morte confermato, causa della morte confermata dovuta ad un oggetto contundente all’altezza della nuca. Sappiamo perfino cosa ha mangiato la vittima come ultima cena: pasta e fagioli non ancora digerita. –
– Pasta e fagioli, ma come è possibile ti risulta che tra gli oggetti ritrovati sul luogo, vi fosse un contenitore per vivande o qualcosa di simile? –
– No dottore’ adesso che mi ci fate pensare, come l’ha mangiata sta pasta e fagioli? –
– Dobbiamo tornare alla baracca ! –
Sabato mattina era consuetudine vedersi al Bar del Corso con Michela per fare colazione assieme.
– Ma mi spieghi, dove vai combinata in questo modo? –
– Perché non va bene ?-
– Dipende! –
– Ho un pranzo di lavoro –
– Ma mi hai preso per un’educanda? Il vestito a fiori sotto la giacchetta di pelle leggera e gli anfibi. Chi è lui? –
– Il direttore del museo-
– Noo, ma sei una sfacciata, sono mesi che gli ronzo attorno, non mi ha invitato nemmeno al bar per un caffè –
– Mi deve portare a vedere certi scavi, è una traccia –
– See, pure la gita in campagna, ecco perché il vestitino a fiori. Ti odio, ma voglio sapere tutto, ma proprio tutto, tutto –
– Va bene, ma rimarrai delusa! –
Michela la guardo con uno sguardo assassino.
Prima di recarsi a pranzo passo per l’ufficio, dove stranamente trovò tutti i suoi uomini.
-Commissario, che bel…-
– Ah no, Gargiulo non ci si metta pure lei, non voglio commenti sul mio abbigliamento ! –
-Ed io infatti stavo per dire, che bella giornata. Qui abbiamo Priscopo che ha delle notizie interessanti, vero? E parla! –
Il ragazzo esitava, quasi a riordinare le idee.
– Ho pedinato la Boynar, il primo giorno inutilmente, solo negozi, ma ieri pomeriggio si è recata in un bar in periferia e lì si è incontrata con il giovane che interrogava lei l’altro giorno –
Gargiulo puntualizzò : – Manlio Scuravi-
L’ispettrice assunse un’espressione pensosa, intanto Priscopo continuava il rapporto.
– Hanno parlato un mezz’ora, come persone che si conoscono, anche se ogni tanto si guardavano attorno, un po’ intimoriti. Poi lei è andata via e dopo un po’ anche lui. –
– Bene Priscopo, ottimo lavoro. Lunedì Li sentiamo entrambi. Devono entrare qui dentro a distanza di dieci minuti uno dall’altro. La ragazza l’andiamo a prendere io e Priscopo e la portiamo qui nella mia stanza. Il ragazzo Gargiulo e Serafini e lo fate entrare nella stanza degli agenti. Poi ci cordiniamo con precisisone-
Si era fatta ora di pranzo, l’invito era ad un ristorantino un po’ in campagna in una posizione preminente rispetto la valle, una costruzione moderna ma immersa nel verde con all’ingresso due splendidi gelsi secolari.
Il direttore era già lì, in anticipo con il suo vestito color avana e con i Rayban tra le mani, sembrava davvero un gentiluomo di altri tempi.
– Che gliene pare?-
– Bello!- rispose la Cardella laconica.
– Ah, ah , lei è uno spasso. Che parli poco o molto, riesce sempre a far capire ciò che pensa –
– Davvero, allora devo stare attenta-
Replicò la commissaria. Il Direttore, le indicò un tavolo fuori e l’aiutò a sedersi.
– Le consiglio i ravioli in salsa di fiorilli, sono squisiti –
– Prenderò i fusilli al ragù e il misto di carne con le patate –
– Allora prendiamo un vino novello o un Bordeaux –
– No prendiamo un Sangiovese, per non sbagliare –
– Ma mi consenta, lei ha i gusti di un camionista! –
Constatò divertito il Signor direttore.
– E lei è proprio un damerino! –
– Ah, ah, touché –
Gli occhi verdi del direttore, indagavano quella testa riccia che si prendeva gioco di lui.
– Ma non è possibile dopo la scarpetta, lei ha il coraggio di rosicare la carne attorno all’osso, ma è una selvaggia –
Lei emerse da un cosciotto di pollo sorridente.
– Che lei ci creda o no. Io ho fame, mangio perché devo nutrirmi. –
– Ma è inaudito, non le hanno insegnato le buone maniere? –
– Tutt’altro, vengo da una famiglia di militari, molto disciplinata, ma
l’appetito non ci è mai mancato –
A questa uscita il direttore si lascio andare ad una grassa risata e aggiunse.
– Sarebbe piaciuta tanto a mia madre, non ha mai sopportato la mia inappetenza –
– Non le manca il suo paese? –
– Certo, alcune cose. Gli sport invernali, le barche a vela, un certo tipo di architettura nordica. Ma l’Italia è un posto così bello, chi non vorrebbe vivere in Italia? Poi siete delle persone così singolari! –
– Come sarebbe a dire? –
– Se prende due olandesi può indovinare quasi tutto di loro. Dieci italiani sono dieci mondi diversi… –
– Ed è una cosa buona per lei ? –
– Certo, io amo le cose uniche ! –
Dopo che ebbero finito di mangiare, il bel direttore lo portò sul luogo della scoperta.
– Licia venga a vedere ! –
La commissaria fece finta di non notare che l’esimio direttore era passato al tu, cercando anche di ricordarsi il suo nome di battesimo per ricambiarlo.
– Lo vede è piccolino ma è una vera perla, tre colonne per sette, avvalora anche una mia ipotesi sul numero di colonne del tempio dorico –
– Ma io non ne vedo di colonne, vi è solo un basamento –
– Sono tutte sparse qui attorno, sarebbe bello rimontarlo –
– E che altro avete trovato?-
– Statuine della dea e offerte in argilla di animali e frutti –
– E vasi ? –
– No quelli, si trovano nelle tombe, qui solo qualche coccio, magari iscritto .-
– A chi è dedicato il tempio? –
– Siamo in dubbio sull’attribuzione, ci sono parecchi melograni in argilla, ma anche statuine con fanciulle con le spighe e mucche al pascolo. –
– Non mi guardi a quel modo, ho mangiato parecchio, ma non sono una giovenca –
– Ha sempre voglia di scherzare ! Allora o è un altro tempio dedicato ad Hera o ed è l’ipotesi che più mi convince, si tratta di un tempio dedicato a Demetra e a suo figlia Persefone: kore ‘la fanciulla’, regina degli inferi e portatrice della Primavera –
– Kore, La fanciulla che porta la Primavera, ma lei è un poeta? –
– Sono miti, di cui lei è sicuramente a conoscenza ! –
– Core, core ingrato, te pigliato a vita mia… – intonò la commissaria.
– Ecco che riprende a canzonarmi, non è bello da parte sua –
– Non la sto canzonando, tuttalpiù la sto canzonettando – gli disse avvicinandosi con la sua faccia sorridente ed anche un po’ brilla.
Il direttore non le permise di aprire bocca, ma con slancio davvero atletico la tirò a se e la baciò.
La commissaria lo fece fare, poi lo guardò un po’ confusa e dovette ammettere.
– Diavolo, questo è un vero temperamento romantico –
Scoppiarono a ridere entrambi, ormai il ghiaccio era rotto.
Questo era il bello di avere relazioni con uomini di altri paesi, avevi la possibilità di rimanere spiazzata, addirittura felicemente sorpresa. Non capitava tutti i giorni di risvegliarsi con un uomo, vestito di tutto punto con un pigiama di seta a righe bordeaux e crema, il massimo che ti potevi aspettare da un italiano era una t-shirt ben abbinata col colore delle mutande, pensò. Invece l’uomo era lì in tutta la sua radiosa elegante bellezza, come fosse uscito da una rivista di moda. Lei invece era tutta arruffata, mezza nuda tra cuscini e lenzuola, con il desiderio di godersi quel momento di selvatica libertà il più possibile.
Alzò un sopracciglio e proferì – ….giorno! –
-Buongiorno, cara, cosa prendi per colazione?-
Lei sorrise – Tutto ! –
Anche lui rise divertito
– Lo sapevo, per questo ho preparato caffelatte con fette biscottate e marmellata, uova fritte e panini con gli affettati –
– Davvero?-
-Sì!-
– Anche pane e mortadella? –
– Certo! –
– Sono scioccata, devo vestirmi?-
– No, sei molto più carina così, ti porto tutto a letto –
– Tu sei il principe azzurro ! Lo sai vero?- gli gridò dietro mentre abbandonava la stanza.
Dopo aver fatto colazione insieme, prima di andare via da quella camera e da quella casa, gli consegnò una busta.
-Ah dimenticavo, tieni dacci un’occhiata sono le anforette che abbiamo trovato a casa della vittima, ho bisogno che le veda l’occhio di un esperto –
– D’accordo lasciamele, le guardo più tardi in ufficio –
Sulla strada di casa la Cardella, si fermò nel suo solito bar a chiedere un caffè, mentre il proprietario la serviva fu colta da un serio cruccio che si fosse spinta un po’ troppo oltre con il bel direttore.
L’uomo al banco dopo aver posato la tazzina stette lì a guardarla un bel po’, nervosamente in attesa, poi vedendola sovrappensiero con nessuna intenzione di afferrare la tazzina, chiese bruscamente
-Eh allora che vogliamo fare?- la commissaria trasecolata rispose – Cosa ?-
-Lo vogliamo bere questo espresso, avrà già perso dieci gradi, non mi dica poi che non l’è piaciuto !-
La commissaria si affrettò, ma l’uomo era già sulla tazzina – No così non è possibile , glielo rifaccio ! –
Cosimo così si chiamava il proprietario del bar era famoso in tutta la città per la sua intemperanza, le cose dovevano essere fatte a modo suo, non c’era verso.
La commissaria quella mattina però non aveva né tempo né voglia di replicare, gli ronzavano per la testa troppe domande:
Che ruolo giocavano tutte quelle persone coinvolte in questa faccenda, la banda dei tombaroli, il ricettatore, il padre della vittima e la sua donna, la banda rivale dei Luni?
Ma soprattutto quale era il suo coinvolgimento emotivo, in questa parantesi amorosa con il bel straniero?
Per cercare un po’ di dipanare la matassa occorrevano delle risposte, prima di tutto doveva sapere cosa avevano appurato i suoi uomini.
-Allora Serafini ? – raggiunto sul cellulare, l’agente non perse tempo a sciorinare il suo lavoro di pedinamento.
– Effettivamente il panzone ha l’hobby degli asparagi, quando non lavora è in giro col furgone col suo amico Domenico Lanzi, detto Mimmone, fanno coppia da quando andavano a scuola assieme.
Battono tutti i terreni incolti e tornano a casa con dei bei mazzetti che finiscono per lo più nella cucina del Miramare. Sembrerebbe tutto regolare, se non fosse che a volte girano anche di notte.
Li ho seguiti, vanno un po’ di qua e un po’ di là, ma non mancano mai di passare per una via del centro dove hanno un magazzino. Bisognerebbe andare a dare un’occhiata, ma come si fa?-
Dunque tutto corrispondeva, Patrizio anche questa volta si era rivelato utile, aveva compilato una lista dei propri amici di giovanili avventure e in cima alla lista vi erano proprio l’illustre proprietario del Miramare e il suo amico Domenico, gli altri nomi aveva ammesso di averli scritti solo per scrupolo ma era sicuro che non praticavano più perché o altrove o in tutt’altre faccende affaccendati.
Nella lista figurava anche il padre della vittima e un altro nome con un punto interrogativo, la commissaria aveva storto il naso, credendo si trattasse di uno scherzo di cattivo gusto, ma poi aveva cliccato il numero per chiedere spiegazioni al delatore.
Patrizio dovette ammettere di non conoscere l’identità del loro ricettatore, però era sicuro di alcune cose: era straniero, era esperto d’arte, e lavorava in quel mondo ad alti livelli.
-Che vuol dire che non lo conosci ? –
-Non lo conosco di queste cose si sono sempre occupati Giulio e Domenico, a noi portavano solo i soldi, ci fidavamo! –
-Vi fidavate ?!-
-Sì, siamo amici d’infanzia, ci fidavamo !-
– Va be’, ma allora come fai a dire ?-
– Senti, che ti devo dire, qualcosa quei due pure ce la dovevano raccontare, del tipo siamo stati in quel grande albergo a Roma, ci ha offerto la cena, parla un’ italiano di merda, e ripartito subito con l’aereo, cose così. Uno si fa un’idea, no?-
